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giovedì 18 novembre 2010
Primo giorno a Rio de Janeiro
L'amico Fabrizio Pelliccioni (colgo l'occasione per ringraziarlo pubblicamente) mi è venuto a prendere, puntualissimo, alle 5.15, siamo arrivati a Fiumicino alle sei meno un quarto e mi sono imbarcato sul volo British Airways come da copione alle 7.15. Poi, una volta tutti seduti e cinturati, la notiziaccia: all'aeroporto di Londra c'è nebbia quindi partiamo con almeno un'ora di ritardo (che poi sono diventate due). In effetti giunti a Londra non si vedeva niente. Visto che avevo la coincidenza per Rio alle 12, mi sono precipitato dall'altra parte del terminal per non perdere il volo. Anche lì stessa strategia della British Airways: tutti dentro l'aereo e poi la stessa notizia: c'è nebbia, quindi c'è la fila per partire, almeno un'ora di attesa (anche qui sono diventate due). Il problema stavolta è che c'era l'aria condizionata non a mille, ma a duemila (incomprensibile, visto che la temperatura a Londra era di otto gradi, boh...). Insomma, io ero seduto di fianco a una brasiliana che si è messa subito la coperta addosso per il freddo, ma se la brasiliana è comprensibile, c'era anche un gruppo di norvegesi con cappotti e sciarpe, perché l'aria condizionata era veramente assurdamente fredda e forte. Ho chiesto alla hostess: è proprio necessario avere l'aria condizionata a mille? Lei ha detto: vedrò quel che posso fare e ovviamente non ha fatto nulla. Morale della favola: già prima che l'aereo partisse io e metà dei passeggeri eravamo raffreddati, si sentivano sternuti e tosse da ogni parte dell'aereo, sembrava che fossimo in Antartide, tutti maglionati e con addosso le coperte. Finalmente alle due del pomeriggio siamo partiti. Durata effettiva del volo: 11 ore. Film visti: Iron Man 2 (voto 3 su 5); A-Team (2), Jonah Hex (2), The Other Guys (3). Cibo come sempre indefinibile, vino rosso argentino Malbec non male. Dovevamo arrivare alle 21.50 a Rio e il mio amico argentino German, il tastierista del mio gruppo in Australia, che ora vive qui con la moglie brasiliana Daniele, si era offerto di venirmi a prendere. Ho pensato: poveraccio, adesso sta già all'aeroporto e noi siamo ancora in volo sull'Atlantico. Siamo atterrati a mezzanotte meno un quarto. Poi il controllo passaporti: un'altra mezz'ora. Per fortuna che avevo solo bagaglio a mano, se no stavo ancora lì (poi, in uno dei prossimi post, illustrerò la mia politica del viaggiare il più leggero possibile, di bagaglio intendo). All'uscita dall'aeroporto c'era German, che poveraccio aspettava da due ore. Però si era portato un libro, quindi almeno ha avuto qualcosa da fare nell'attesa. Siamo andati subito ad un bancomat, perché in Italia non avevo trovato i Real (divisa brasiliana). Di dieci bancomat visitati, solo uno (ovviamente quello con la fila) mi ha dato i soldi. Gli altri o non riconoscevano la mia carta o dicevano che c'erano vaghi problemi. Usciamo, prendiamo un taxi e dopo mezz'ora arriviamo a casa di German e Daniele. Sta nel quartiere di Leme, praticamente a Copacabana, a una traversa dalla spiaggia. Concludo il primo post dicendo semplicemente che siamo andati a dormire alle 2 locali (che per me erano le 5, calcolando il fuso) e che ho dormito malissimo per colpa dell'ormai galoppante raffreddore. Intanto, fuori, pioveva.
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Caro Marco, regaliamoci ancora qualche veloce commento divertente sul trattamento riservato ai passeggeri sui voli di linea...a partire dal magico momento del pranzo e quindi della consegna del vassoio "iper- ottimizzato".
RispondiEliminaAvrai anche tu apprezzato da tempo il fatto che il numero degli oggetti sul vassoio e' aumentato esponenzialmente, e altrettanto esponenzialmente pero' si sono ridotte le dimensioni del vassoio stesso secondo una fantozziana equazione matematica: : nello spazio contenuto in una superficie di 12 centimetri per 12 centimetri, si concentrano 127 oggetti, tra cui scatolette…scatolette…scatolette e infine… scatolette.
Si aggiunga inoltre un involucro contenente forchetta e coltello in “plastica speciale di sicurezza”.
Ma questa “plastica speciale di sicurezza”, che in teoria dovrebbe essere un materiale creato per essere utile in situazioni come pranzi in aerei e treni, nelle mense per bambini, nei pic nic, nei pasti preconfezionati
sui set cinematografici, eccetera...insomma lascia perplesso anche te?
A cosa sarebbe realmente utile”? A me sembra utile assolutamente a nulla.
Quello che accade e’ chiaro: si tirano fuori dal contenitore le posate, le si impugnano, le si poggia sul pure’ e loro, all’unisono, si spezzano: “crack.”
Le colorite bestemmie multilingue che si levano da ogni parte dell’aereo lasciano intendere che la faccenda trovi consensi internazionali, non so se hai qualche riscontro anche tu.
Non c’è nulla che metta più d’accordo le persone quanto l’inutilità delle posatine che si spezzano.
Purtroppo non siamo alla fine.Viene infatti data per certa anche l’approvazione del brevetto definitivo: le posate in questione, che ricordiamo essere state create per evitare che si concretizzi l’ipotesi (probabilissima, nevvero) che i bambini si uccidano a cucchiaiate, che eventuali contrasti razziali si risolvano a sciabolate in punta di cucchiaio, o che i piloti vengano dirottati da esponenti della Jihad che li minacciano con forchette di colore rosa… ecco dicevo queste posatine da bambola Barbie non solo nel nuovo modello si spezzeranno al minimo accenno di farne uso, ma come micidiali bombe strategiche rilasceranno in tutto il cibo circostante delle micidiali schegge di plastica, che poi si conficcheranno in cavita’ dentali, gengive, gole, e infine nell’intestino, provocando crudeli lacerazioni ai malcapitati passeggeri…cosa che in realta' temo gia' possa succedere.
Non e' finita. Voci di corridoio (d’aereo, s’intende) dicono che per la fornitura dell’Alitalia ha vinto l’appalto una ditta che sta brevettando
una confezione composta da forchettina / coltellino / cucchiaino, fatti di
un materiale ancora segreto, tale che appena qualcuno durante il viaggio osera' dire ad un certo volume: “be’, sai che queste due ore di volo mi hanno messo un certo appetit…” subito:…B-BOUM!!! il sacchetto contenente le posate esplodera' da solo, come un airbag.
Il vero trionfo del nulla….
Insomma, ti volevamo salutare con due righe per farti compagnia. Ti seguiremo da qui!
Buon viaggio.
Alex, Anto, Mattia